Giovanni Paolo II, padre spirituale del nostro Istituto

Il Magistero di Giovanni Paolo II e l’IVE

Gli insegnamenti di Giovanni Paolo II illuminano gli elementi “non negoziabili” del carisma del nostro Istituto . Il Magistero di questo grande papa non è un elemento “decorativo” della nostra legislazione: al contrario, esso anima gli aspetti fondamentali del carisma.

Prendendo spunto dal libro “Giovanni Paolo Magno” del P. Carlos M. Buela, fondatore dell’I.V.E, indichiamo quindi, in questa pagina, i punti affini tra il magistero di Giovanni Paolo II ed il nostro carisma.

Elenchiamo quindi, di seguito, alcuni di questi elementi, citando le corrispondenze tra i nostri documenti e quelli dei Papa.

1) Sul Verbo Incarnato:

Il nostro carisma è incentrato proprio sul mistero del Verbo Incarnato, e di esso affermiamo con il papa Magno:

Dal nostro direttorio di spiritualità, n°2: Desideriamo vivere la pratica dei consigli evangelici, contribuendo così “a rivelare la ricca natura e il dinamismo polivalente del Verbo di Dio incarnato”[1].

- Dal nostro Direttorio di vita consacrata, n°140: e anche “in quanto manifestazione della donazione a Dio con cuore indiviso (cfr. 1Cor 7, 32-34), riflesso dell’amore infinito che unisce le tre Persone divine nella profondità misteriosa della vita trinitaria; amore testimoniato dal Verbo Incarnato fino alla donazione della sua vita; amore ‘riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo’ (Rm 5, 5), che spinge ad una risposta d’amore totale verso Dio e verso i fratelli”[2].

- n°230: In secondo luogo, guardando all'umanità di Gesù Cristo si comprende la nostra attitudine di praticare intensamente “le virtù dell’annientamento: umiltà, giustizia, sacrificio, povertà, dolore, obbedienza, amore misericordioso… in una parola prendere la croce”. Quest’attitudine deve lasciare la sua impronta, in particolare, nel modo di praticare i voti di povertà ed obbedienza nel segno della redenzione e dell’amore redentore di Cristo. Cioè nel segno dell’annientamento di Cristo nella sua incarnazione redentrice: “La fedeltà (della persona consacrata) all’unico Amore si manifesta e si rafforza nell’umiltà di una vita nascosta, nell’accettazione delle sofferenze per completare nella propria carne quello che manca alla Passione di Cristo (cfr. Col 1, 24), nel sacrificio silenzioso, nell’ abbandono alla santa volontà di Dio, nella serena fedeltà anche davanti al declino delle forze e del proprio ascendente. Dalla fedeltà a Dio nasce anche la donazione al prossimo”[3].

- n°343 “Il fondamento dell’evangelizzazione della cultura è più precisamente il mistero del Verbo Incarnato. “Il termine acculturazione o inculturazione, pur essendo un neologismo, esprime meravigliosamente uno degli elementi del gran mistero dell’Incarnazione”[4].

2) La degna celebrazione della Santa Messa

Dal V Capitolo Generale dell’IVE: Dobbiamo distinguerci per l’importanza dovuta alla Santa Messa, ma anche per il modo di celebrarla con rispetto. Per questo, nel nostro Istituto, diamo enfasi alla vita liturgica. La devozione eucaristica è una nostra caratteristica distintiva.

- Dal Direttorio di vita liturgica n°4: “Le nostre liturgie devono essere vive, ossia vivaci, che sprigionino forza, efficaci, brillanti, essere un’esperienza immediata di Cristo sacramentato. In effetti, “la liturgia deve alimentare il senso del sacro e farlo risplendere. Deve essere ripiena di quello Spirito di riverenza e di gloria a Dio”[5].
- n°10 “Una corretta concezione della liturgia deve manifestarsi chiaramente tenendo conto delle note fondamentali della Chiesa”[6]. “Celebrando il culto divino, la Chiesa manifesta ciò che è: una, santa, cattolica e apostolica”[7][8].

- n°10 La liturgia è azione santa proprio perché è azione di Cristo, Sacerdote principale. Egli è Colui che conferì il carattere di sacralità alla celebrazione eucaristica. Nell’azione liturgica veniamo uniti al sacro in senso stretto. “Questo è da ricordare sempre, soprattutto nella nostra epoca in cui osserviamo una tendenza a eliminare la distinzione fra “sacro” e “profano”. In una tale realtà, la Chiesa ha il dovere particolare di assicurare e rafforzare il ‘carattere sacro’ dell’Eucaristia” [9]

- n°25 “La partecipazione all’unico sacerdozio di Gesù Cristo, da parte di tutti i battezzati, è la chiave per comprendere l’esortazione del Concilio a quella “partecipazione piena, cosciente e attiva nelle celebrazioni liturgiche”[10]».

- n°56 “In effetti, il “culto eucaristico matura e cresce quando le parole della preghiera eucaristica, e specialmente quelle della consacrazione, sono pronunciate con grande umiltà e semplicità, in maniera comprensibile, corretta e degna; quando questo atto essenziale della liturgia eucaristica è realizzato senza fretta, ci impegna ad un tale raccoglimento e devozione, che i partecipanti avvertono la grandezza del mistero che si compie e lo manifestano con il loro atteggiamento”[11].

- n°119 “Dato che noi tutti siamo ministri dell’Eucaristia, conviene che esaminiamo con attenzione le nostre azioni davanti all’altare, in special modo come trattiamo quel Cibo e quella Bevanda, che sono il Corpo e il Sangue del nostro Dio e Signore nelle nostre mani; come distribuiamo la Santa Comunione; come facciamo la purificazione. Tutte queste azioni hanno il loro significato. Naturalmente conviene evitare la scrupolosità, ma Dio ci guardi da un comportamento irrispettoso, da una fretta inopportuna, da un’impazienza scandalosa”[12].

3) Una spiritualità seria (“non ghiotta di sensibile”), come si vede, per esempio dal fatto che predichiamo gli esercizi spirituali

La nostra spiritualità deve trascendere ciò che è meramente sensibile, e i nostri religiosi devono esser disposti a passare per la «notte oscura».

Direttorio degli Esercizi Spirituali n°3: Non invano Giovanni Paolo Magno disse : “per la maggior gloria di Dio e per la salvezza delle anime, la bontà del Creatore, nel Suo piano ammirabile, diede alla Chiesa un aiuto singolare per mezzo di S. Ignazio di Loyola con la promozione illimitata degli Esercizi Spirituali”[13]. E, nell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Pastores dabo vobis”, affermò che gli Esercizi Spirituali sono “un’occasione per una crescita spirituale e pastorale, per una preghiera più prolungata e calma, per un ritorno alle radici dell'essere prete, per ritrovare freschezza di motivazioni per la fedeltà e lo slancio pastorale”[14].

4) La docilità al Magistero vivo della Chiesa di tutti i tempi

Dal Direttorio di spiritualità n°27: Per questo al fine di permeare con il vangelo le culture prendiamo come fondamentale gli insegnamenti della Costituzione pastorale sulla Chiesa e il mondo moderno Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, le Esortazioni apostoliche Evangelii nuntiandi e Catechesi Tradendae; il discorso del Papa Giovanni Paolo II alla UNESCO…. e tutte le direttive e gli insegnamenti del Magistero ordinario della Chiesa che possono essere emanati in futuro.

Direttorio di spiritualità n°265: La formazione a Roma implica avere uno spirito romano, che “suppone una corona di virtù: apertura universale, fedeltà al magistero, spirito missionario, longanimità e magnanimità”[15]. “La vostra situazione vi permette di vivere la realtà soprannaturale della comunione con la Chiesa di Roma e con il Vescovo di Roma. E, nell'esperienza ecclesiale, entrate nell'ambito di un’altra nuova realtà: sperimentate la comunione con tutti coloro che sono in comunione con la Chiesa di Roma” [16].

5) La chiara intenzione di seguire San Tommaso d’Aquino

Dal Direttorio di formazione intellettuale n°5: “Cercare la verità, scoprirla, e gioire per averla trovata”, diceva Giovanni Paolo II°, “è una delle avventure più emozionanti della vita”[17].

- n°8 “Esempio di questa ricerca e paradigma di studio è la vita e la personalità stessa di San Tommaso, “principe della filosofia e della teologia, come sogliono chiamarlo i Papi”[18]: “L’Aquinate invita tutti gli uomini a cercare la verità senza sosta, perché solo investigandola con insistenza si arriva alla comprensione della realtà e a Colui che ne è l’Autore: ‘e così la mente umana deve spingersi sempre più alla conoscenza di Dio secondo il suo proprio modo’”[19].

- n°37: In questo senso il Papa Giovanni Paolo II pone davanti ai nostri occhi la paradigmatica figura di San Tommaso: “San Tommaso si interessò a tutto quello che è utile allo Spirito e all’anima. Si sforzò continuamente per armonizzare teologia, filosofia e scienze; e mai elaborò tesi a priori. La sua investigazione, sempre incompleta, era un dialogo incessante, non esclusivo, con gli autori pagani e cristiani, dai quali traeva il meglio. Rivolse anche la sua attenzione ai vari campi dell’investigazione delle scienze profane. Sapeva scoprire la presenza del Creatore nell’ordine della creazione come causa prima ed efficiente: Tutto è voce che parla di Dio (cf. 1Cor 14, 10). Molte intuizioni, che manifestano il suo interesse per le realtà create, occupano un luogo privilegiato nell’investigazione del Dottore Angelico: il mondo è il luogo in cui Dio si rivela in quanto agente principale (cf. S. Th. I, 8, 1). L’uomo porta in sé l’immagine del Suo Creatore, immagine che nulla può assolutamente alterare (cf. S. Th., I, 93, 4). Ogni scienza è un inno al Creatore”[20].

6) La creatività apostolica e missionaria

- Dal direttorio del terzo ordine n°383: “Dobbiamo accogliere in modo particolare la richiesta del Papa Giovanni Paolo II per cui “i fedeli laici siano presenti, con insigne valenza e creatività intellettuale, nei posti privilegiati della cultura, come il mondo della scuola e dell’università, negli ambienti d’investigazione scientifica e tecnica, nei luoghi di creazione artistica e di riflessione umanistica”[21] portando la Redenzione operata da Gesù Cristo ad ogni campo peculiare, mediante le ricchezze originarie del Vangelo e della fede.

- Dal Direttorio di evangelizzazione della cultura n°242: La pastorale deve proporre instancabilmente Gesù Cristo come pienezza di tutta la vita e cultura autenticamente umana. “Perché il Vangelo conduce la cultura alla sua perfezione, e l’autentica cultura è aperta al Vangelo. [...] Il Vangelo, lontano dal mettere in pericolo o di impoverire le culture, dà loro un supplemento di allegria e di bellezza, di libertà e di senso, di verità e di bontà”[22].

7) La scelta dei “posti d’avanscoperta” nelle missioni

Ci riferiamo a quelli che abbiamo chiamato “destini emblematici”: cioè luoghi che rappresentano un onore per nostra piccola Famiglia Religiosa: si tratta infatti di posti di missione che, se non fossero stati da noi accettati, nessuno avrebbe voluto andarci a causa delle difficoltà.

Dal Direttorio delle missioni ad gentes n°19: “L’evangelizzazione missionaria costituisce il primo servizio che la Chiesa può prestare a ogni uomo e all'umanità intera che sembra aver perso il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza”[23].

- n°20 “ll numero di coloro che non conoscono Cristo e che non fa parte della Chiesa aumenta costantemente. L’urgenza della missione è evidente proprio per questa umanità immensa, tanto amata dal Padre che per essa inviò il proprio Figlio”[24].

- n°57 Infine, “alla domanda “Perché la missione?” rispondiamo con la fede e la speranza della Chiesa: aprirsi all'amore di Dio è la vera liberazione. In Lui, solo in Lui siamo liberati da ogni forma di alienazione e schiavitù del potere del peccato e della morte. Cristo è veramente ‘la nostra pace’ (Ef 2, 14), e ‘l’ amore di Cristo ci premia’ (2Cor 5, 14), dando senso e allegria alla nostra vita ”[25].

- n°201 “il rinnovato impulso verso la missione ad gentes esige missionari santi.”[26]. “Il missionario deve essere un ‘contemplativo in azione’ che, alla luce della Parola di Dio mediante la preghiera personale e comunitaria, trova la risposta ai problemi”[27].

8) Le opere di misericordia, soprattutto con i disabili

Dal direttorio delle Opere di misericordia n°8 - L’infermo deve cercare la propria configurazione con Cristo, esortava Giovanni Paolo II: “A voi, cari fratelli e sorelle che soffrite nel corpo o nello spirito, auguro di cuore che sappiate riconoscere ed accogliere il Signore che vi chiama ad essere testimoni del Vangelo della sofferenza, contemplando con fiducia ed amore il volto di Cristo crocifisso, unendo le vostre sofferenze alle sue”[28].

E a chi assiste gli infermi - cappellani, religiosi e religiose, medici, infermieri e infermiere, farmacisti, personale tecnico e amministrativo, assistenti sociali e volontari, Giovanni Paolo II ricordava che sono chiamati “ad essere generosi discepoli di Cristo Buon Samaritano. Consapevoli della vostra identità, scorgete nei sofferenti il Volto del Signore dolente e glorioso … [per] essere testimoni credibili dell’amore di Cristo”[29].
- n°9 Nei nostri seminari e case di formazione si dovrà insegnare l’importanza di quest’opera di misericordia. La pastorale della salute si deve riflettere in modo adeguato nel programma di formazione dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, perché nell'attenzione ai malati, più che in ogni altra cosa, si fa credibile l’amore e si offre una testimonianza della speranza nella risurrezione.”[30]».

9) La visione provvidenziale di tutta la vita

Dal V Capitolo Generale: Un esempio di questo è il fatto che consideriamo i nostri nemici come parte, spirituale, della nostra famiglia religiosa, perché ci hanno fatto e ci fanno del bene […] “omnia cooperantur in bonum” (Rm 8, 28).

- Direttorio di spiritualità n°319: Quale non dovrebbe essere la nostra fiducia e gioia sapendo che la morte già è stata vinta! Ed è stata vinta grazie all'Incarnazione del Verbo e al suo Sacrificio redentore. Per questo l’Incarnazione del Verbo è condizione e garanzia per tutto l’universo. “La fonte della vita e della salvezza dalla disperazione per tutti gli uomini, la condizione sine qua non e la garanzia per l’intero universo si racchiudono nelle parole: Il Verbo si è fatto carne e la fede in queste parole” [31] .
Perché “l’Incarnazione del Figlio di Dio è il fondamento, la fonte e il modello sia di un nuovo ordine soprannaturale di esistenza per tutti gli uomini, che proprio a quel mistero attingono la grazia che li santifica e salva; sia di un’antropologia cristiana, che si proietta anche nella sfera naturale del pensiero e della vita con la sua esaltazione dell’uomo come persona, posta al centro della società e si può dire del mondo intero”[32].

10) Devozione a Maria Santissima

—Dal Direttorio di vita consacrata :La devozione alla SS. Vergine Maria fa parte del carisma, non solo del quarto voto, ma anche per la presenza della Vergine in tutte le nostre attività, dalla consacrazione che rinnoviamo in ogni Messa fino alla conclusione di tutte le nostre feste con un canto alla Vergine”.

- n°418: La nostra relazione con la Vergine trova un nuovo fondamento nella nostra spiritualità che vuole essere “del Verbo Incarnato”. “La Vergine diede il Suo sì in qualità di serva: “Eccomi sono la serva del Signore” (Lc 1, 38) e “Dio guardò l’umiltà della sua serva” (Lc 1, 48), e dunque il Verbo prese “forma di servo, facendosi simile agli uomini” (Fil 2, 7) nelle sue purissime viscere”[33].

- Costituzioni IVE n°83: afferma Giovanni Paolo II: “… la consegna a Maria così come la presenta San Luigi Maria Grignion da Montfort è il mezzo migliore per partecipare con profitto ed efficacia a questa realtà per estrarre da Lei e condividere con gli altri delle ricchezze ineffabili… Vedo in ciò (la schiavitù d’amore) una specie di paradosso di quelli che tanto abbondano nei Vangeli, nei quali le parole ‘santa schiavitù’ possono significare che non sapremmo sfruttare più a fondo la nostra libertà… Perché la libertà si misura con la misura d’amore di cui siamo capaci”[34].

- n°19 Per raggiungere questa disposizione di massima, totale e generosa docilità allo Spirito Santo, che è lo Spirito di Cristo, abbiamo bisogno che la Santissima Vergine sia il modello, la guida, la forma di tutti i nostri atti, in modo che, con tutte le forze dell’anima e del cuore, oggi e sempre, diciamo ¡"Totus tuus", Maria!

Citazioni

[1] Giovanni Paolo II, Discorso al Consiglio della Unione dei Superiori Generali (26 novembre 1979).
[2] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale “Vita Consecrata” (25 marzo 1996) 21.
[3] Esortazione apostolica post-sinodale “Vita Consecrata”, 24.
[4] Giovanni Paolo II, Discorso alla Pontificia Commissione Biblica (26 aprile 1979).
[5] Giovanni Paolo II, Lettere ai Sacerdoti in occasione del Giovedì Santo 1986 (16 marzo 1986) 8. Cf. Sinodo straordinario dei vescovi 1985, Rapporto finale.
[6] Giovanni Paolo II, Discorso al V gruppo dei vescovi della Francia in visita “ad limina apostolorum» (8 Marzo 1997) 3.
[7] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica “Vicesimus Quintus Annus” (4 dicembre 1988) 9.
[8] Giovanni Paolo II, Discorso ai vescovi degli Sati Uniti in visita “ad limina apostolorum» (9 ottobre 1998) 3.
[9] Giovanni Paolo II II, Lettera Dominici Coenae 8.
[10] Lettera Dominici Coenae, 9.
[11] Giovanni Paolo II, Discorso ai vescovi degli Sati Uniti in visita “ad limina apostolorum» (9 ottobre 1998) 3.
[12] Direttorio di Vita liturgica, nº 63.
[13]  Lettera Dominici Coenae, 11.
[14] Giovanni Paolo II, Lettera al Preposito Generale della Compagnia di Gesù (1 giugno 1990).
[15] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale “Pastores dabo vobis” (4 dicembre 1988) 80.
[16] Giovanni Paolo II, Omelia durante la preghiera dei Vespri nel Collegio Capranica di Roma (21 gennaio 1992) 5
[17] Giovanni Paolo II, Discorso al Pontificio Collegio Nordamericano di Roma in occasione del 125º Anniversario della fondazione (15 novembre 1984)
[18] Giovanni Paolo II, Discorso Ai giovani in Kampala (6 febbraio 1993).
[19] Giovanni Paolo II, Lettera in occasione del 1º Centenario della “Revue Thomiste» (11 marzo 1993).
[20] Giovanni Paolo II, Lettera in occasione del 1º Centenario della “Revue Thomiste» (11 marzo 1993).
[21] Giovanni Paolo II, Lettera in occasione del 1º Centenario della “Revue Thomiste» (11 marzo 1993).
[22] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale “Christifideles Laici” (30 dicembre 1988) 44.
[23] Giovanni Paolo II, Discorso al Pontificio Consiglio della Cultura (14 marzo 1997).
[24] Lettera enciclica “Redemptoris missio”, 2.
[25] Lettera enciclica “Redemptoris missio”,  3.
[26] Lettera enciclica “Redemptoris missio”, 11.
[27]  Lettera enciclica “Redemptoris missio”, 90.
[28]  Lettera enciclica “Redemptoris missio”, 91.
[29] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XIª Giornata Mondiale dell’Infermo, Washington D.C., U.S.A. (11 febbraio 2003) 6.
[30] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XIª Giornata Mondiale dell’Infermo, Washington D.C., U.S.A. (11 febbraio 2003) 6.
[31] Giovanni Paolo II, Messaggio per la XIª Giornata Mondiale dell’Infermo, Washington D.C., U.S.A. (11 febbraio 2003) 5.
[32] GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai partecipanti del Colloquio sulle “comuni radici cristiane dei popoli europei” (5/11/1981)
[33] GIOVANNI PAOLO II, Catechesi del Papa nell’Udienza Generale (23/3/1988)
[34] Juan Pablo II, Meditazione dell’Angelus (22 Giulio 1990)].